Rituali e usanze olfattive nel mondo

Autore: Redazione Data: 7 Settembre '23 Categoria: Mondo Profumo

Il profumo ha migliaia di anni, e il mondo è una sinfonia di profumi, un ricco arazzo di aromi che evocano emozioni, ricordi e identità culturali. La storia del profumo è affascinante perché offre una visione profonda di varie tradizioni. Si ritiene che gli antichi Egizi siano stati i primi a includere i rituali profumati nella loro cultura, seguiti poi da cinesi, indù, israeliti, cartaginesi, arabi, greci e romani.

La parola “profumo” deriva dal latino “per fumum” che significa “attraverso il fumo”, poiché esso in antichità veniva utilizzato come mezzo per contattare Dei e antenati bruciando oli e aromi essenziali come l’incenso. In tutte le culture antiche i profumi avevano un’alta considerazione e venivano usati in modo cerimoniale dalla nobiltà e dai reali. Profumare i propri spazi, infatti, era un segno di lussuria e, naturalmente, veniva associato al concetto di igiene che solo le classi più elevate della società potevano permettersi. Con il tempo, alcuni rituali si sono evoluti, altri sono rimasti invariati nel tempo.

A partire proprio dalle antiche civiltà dell’Egitto e dell’India, ad arrivare alle corti reali di Francia e Italia, la passione e l’arte del profumo si sono intrecciate nel tessuto della storia umana, e testimoniano il potere e l’influenza che queste hanno sulla sfera culturale.

Il profumo nell’antico Egitto: tra il sacro e il profano

L’antico Egitto è rinomato per il suo profondo legame con l’arte e l’uso dei profumi. Questa civiltà considerava le fragranze come un elemento sacro, una via di comunicazione tra il mondo terreno e quello spirituale. Gli egizi creavano profumi complessi utilizzando ingredienti pregiati come l’incenso, la mirra e l’olio di loto, ed erano tanto preziosi che venivano spesso utilizzati come offerte agli dei, in particolare durante i rituali religiosi nei templi.
L’incenso, ad esempio, veniva bruciato in onore di diverse divinità, incluso il dio Sole Ra, e durante la mummificazione come parte del processo di preservazione del corpo. Oli essenziali di timo, lavanda, menta piperita e rosa, tra i tanti, venivano utilizzati per imbalsamare il corpo e poi avvolgerlo in strisce di lino.

Oltre agli usi religiosi, i profumi erano ampiamente utilizzati nella vita quotidiana dell’Antico Egitto. Gli egizi credevano fermamente nel potere purificante delle fragranze e le applicavano per profumare il corpo e gli ambienti. Oli profumati, unguenti e balsami venivano spalmati con cura e delicatezza sul corpo dalle donne egiziane come un vero e proprio rito di seduzione. Cleopatra, in primis, che aveva una forte passione per i profumi, utilizzava fragranze sofisticate per migliorare il suo fascino e per creare un’aura di lusso intorno a sé. Si narra che proprio grazie al profumo riuscì ad ammaliare Marco Antonio, e che, in occasione del loro primo incontro di Tarso, abbia persino imbottito le vele delle sue navi con incensi e profumi preziosi, in modo che il vento portasse il suo odore prima ancora di attraccare. Si pensa che proprio Cleopatra abbia contribuito a introdurre l’arte del profumo nella cultura occidentale.

Italia e Francia alla corte di Caterina de’ Medici

L’Italia ha una ricca tradizione di profumi che affonda le sue radici nel Rinascimento. Una figura chiave in questa storia è la giovane Caterina de’ Medici, una nobildonna fiorentina che divenne regina di Francia nel 1547, quando sposò Enrico II. Caterina era un’ottima conoscitrice di profumi e la sua passione era ben nota a tutti, tanto che in breve tempo tutte le signore della città iniziarono a imitarla e ad appassionarsi ai profumi. La donna fece addirittura creare una fragranza appositamente per lei dai monaci domenicani di Santa Maria Novella, “Acqua della Regina”, dalle note spiccatamente agrumate. Caterina amava seguire diversi rituali olfattivi, ma viene tuttora soprattutto spesso associata all’uso dei guanti profumati. Si dice che abbia introdotto quest’abitudine per nascondere il cattivo odore delle mani durante i ricevimenti, obbligando tutti gli ospiti a fare lo stesso. Tale pratica divenne rapidamente di moda tra la nobiltà europea, contribuendo così all’associazione dei guanti profumati con l’eleganza e il lusso.

Non dimentichiamoci, poi, che Caterina de’ Medici ebbe un ruolo fondamentale nel diffondere l’uso dei profumi in Francia quando sposò il re nel XVI secolo. Infatti, oltre a portare con sé il suo profumiere personale, Renato Bianco, poi ribattezzato René le Florentin, portò dalla sua Firenze anche una vasta collezione di fragranze e profumi, boccette di oli essenziali, acqua di rose e altri elisir profumati. La sua grande passione influenzò profondamente la corte francese e contribuì a trasformare Parigi in una delle capitali europee della profumeria, tanto che molti profumieri italiani decisero di continuare lì la loro arte, togliendo il primato appartenuto fino ad allora a Italia e Spagna.

Nonostante ciò, l’arte della profumeria continuò a essere tramandata a Firenze e in tutta Italia, e in particolare nei monasteri dove si amava sperimentare nuove essenze e spezie, anche per scopi curativi.

Giappone: l’arte del Koh-do

In Giappone, l’apprezzamento dei profumi è elevato a una forma d’arte nota come Koh-do (o Kodo), che significa “via dell’incenso“. È considerata una delle tre arti classiche giapponesi di raffinatezza, insieme a quella dell’Ikebana, cioè di creare composizioni floreali, e la famosa cerimonia del tè. Il Kodo comporta un galateo speciale per l‘inalazione e l’ascolto, attraverso il cuore e lo spirito, delle fragranze. Sappiamo che, grazie al potere dell’olfatto, un odore può trasportare istantaneamente una persona in un luogo della sua infanzia, in Giappone è credenza comune che il Kodo possa aiutare a raggiungere addirittura un piano spirituale diverso.

La cerimonia consiste nel posare una piastra di mica, o un bruciatore, sui carboni ardenti, per poi poggiare sul piatto i legni profumati,, come il legno di aloe o l’incenso, in modo che questi non si brucino bensì emanino il loro profumo delicatamente. Alcuni la praticano anche tenendo direttamente tra le mani un piccolo bruciatore. Questa pratica serve a connettersi a un livello profondo con i sensi e trovare la pace interiore e un senso di benessere. Dunque, un parente non molto lontano della più moderna – e meno spirituale – aromaterapia.

Medio Oriente: l’arte del Bakhoor

Anche il Medio Oriente ha una ricca storia di profumeria che attraversa i secoli. Il clima caldo e arido della regione ha ispirato lo sviluppo di profumi rinfrescanti e le pratiche profumate sono parte della vita quotidiana.

L’oud, noto anche come agarwood, è una preziosissima resina, uno degli ingredienti più pregiati della profumeria mediorientale. Il suo aroma profondo e legnoso è molto ricercato ed è stato utilizzato per secoli nella creazione di profumi tradizionali arabi. L’oud è anche associato alle pratiche spirituali e viene utilizzato nella meditazione per purificare l’anima.

Il Bakhoor, una combinazione di trucioli di oud e oli profumati e miscelati con muschio, legno di sandalo, resine, ambra grigia e altri ingredienti naturali, è un rituale profumatissimo, in cui questi trucioli vengono bruciati negli incensieri per profumare la casa e gli abiti con il suo fumo denso, terroso ed energizzante. Nelle riunioni formali, soprattutto quelle che coinvolgono la famiglia reale, è un gesto tradizionale passare il Bakhoor tra gli ospiti, in quanto è considerato un segno di ospitalità. Viene utilizzato anche durante i matrimoni tradizionali e le cerimonie spirituali e religiose, poiché si dice che il fumo, oltre alla sua fragranza coinvolgente, allontani gli spiriti maligni. Inoltre, l’accattivante fragranza sprigionata dal Bakhoor viene utilizzata anche nei negozi per attirare i clienti.

India: l’arte dell’Attar

In India, l’arte della profumeria è profondamente radicata nella tradizione e nella spiritualità. L’uso degli oli essenziali, noti come attar, risale a migliaia di anni fa ed è una parte essenziale della cultura indiana. L’attar viene ricavato da fonti naturali come fiori, spezie ed erbe e viene creato attraverso l’antico processo di distillazione a vapore.

Uno dei più famosi attar indiani è il “Mitti Attar“, che cattura l’essenza della prima pioggia sulla terra riarsa. Questa fragranza è un viaggio nostalgico verso le proprie radici e la propria terra.

Gli attar, inoltre, venivano offerti in dono dai regnanti indiani ai loro ospiti al momento della partenza, o utilizzati come deodoranti dalla famiglia reale.

Il profumo come linguaggio universale

Sono molti altri i rituali e le usanze olfattive che ancora persistono nel mondo, e sono diversi come le culture che li praticano. Ogni tradizione rappresenta un modo unico di comprendere e apprezzare il profumo e i suoi innumerevoli poteri. Ciò ci insegna che l’arte della profumeria trascende i confini e il tempo, e che, in un mondo pieno di costumi e tradizioni diverse, il linguaggio dei profumi rimane universale.

Vuoi saperne di più sul mondo dei profumi?